L'Associazione Amici della Chianina

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La Valle del Gigante Bianco

 

 


 

 

 

Bettolle e le sue origini

 

Il paese di Bettolle risale con tutta probabilità all'epoca delle Lucumonie (Giurisdizioni) etrusche prima, ed ai Pagi romani (distretti rurali) poi.
Tale ipotesi è confermata dal fatto che nel 1834 presso il podere "Quercia Caffera" e presso la Villa Passerini furono scoperti alcuni resti di Tombe ed edifici etruschi (IV e III sec.a.C.) attualmente conservati al Museo Archeologico di Firenze. Inoltre il fatto che il nucleo abitato etrusco dovesse esistere anche in periodo romano, lo fa presupporre il tracciato della strada romana che attraversa il territorio di Bettolle, la Via Cassia fatta lastricare dal console Cassio Longino intorno al II sec. a.C. in direzione di Arezzo.

 

Bisogna attendere l'anno 1014 per avere delle fonti certe che documentino il nome di Bettolle. Infatti, in quell'anno l'imperatore Enrico II concesse all'Abate Martino di Farneta il possedimento della "Villa di Bettolle" (ovvero un piccolo centro abitato composto di poche famiglie).

 

Il nome di Bettolle ritorna alla luce in un documento successivo che risale al giugno 1040, anno in cui il conte Walfredo di Arezzo offrì alla Canonica di San Martino di Rigomagno certi beni nel "Casale Betula". Questo piccolo villaggio, a cui probabilmente dettero il nome le Betulle (ontani), si trasformo intorno al 1100 in un forte castello (Castrum Betullarum), quando divenne feudo di un ramo della famiglia Cacciaconti, signori di Asinalunga. Intorno al 1266, il governo di Siena mandò un Podestà a reggere annualmente Bettolle, anche se la famiglia Cacciaconti conservò i beni terrieri. Fu proprio con l'arrivo del Podestà, che il "Comune di Bettolle" mosse i primi passi verso una vera organizzazione economica di tipo rurale, avendo come punto di riferimento politico-sociale e religioso, il castello con le mura, la piazza e la chiesa.

 

Intorno al 1330 la Repubblica Senese ordinò i primi lavori idraulici affinché la palustre pianura di Bettolle fosse bonificata e resa fertile. I lavori furono poi proseguiti, sotto il governo Mediceo e terminati, con un sistema più regolare, cosiddetto delle "colmate" da Pietro Leopoldo nella seconda metà del 700. Egli si avvalse dell'opera dell'Ing. idraulico Vittorio Fossombroni di Arezzo, chiamato alla guida dei lavori intorno al 1788. L'incarico, affidato successivamente al Manetti intorno al 1830, fu pressoché risolutivo perché i lavori trovarono un punto di equilibrio tra lo sbassamento del Canale Maestro e la colmata dei terreni.