I gettatelli

 

In Via dei Fusari, vicino al Duomo di Siena, percorrendola si trova, sulla sinistra, una porta ad arco, sormontata da una scultura che rappresenta lo stemma dell'Ospedale del Santa Maria della Scala.

In questa scultura si nota, molto distintamente, la rappresentazione di un bambino in fasce. Questo era il punto dove, anticamente, i bambini venivano lasciati da genitori che non avevano le possibilità economiche per poterli crescere.

Da questo posto i bambini venivano accompagnati dentro all'Ospedale dove c'era un reparto creato appositamente per loro.

 
     
     
     
   

Lo Statuto del 1318 dell’Ospedale di Santa Maria della Scala contiene disposizioni tra le quali forse la più interessante e straordinaria è quella relativa al mantenimento ed all’educazione dell’infanzia abbandonata.

Erano per lo più figli illegittimi, ma anche storpi, malati, malformati o, semplicemente, femmine e dunque inutili. Oppure erano normali, ma avevano avuto la sventura di nascere in famiglie troppo povere per mantenerli.

 

Se guardiamo alla nostra storia fin dal Duecento l’ospedale senese di Santa Maria della Scala accoglieva i bambini che le famiglie di origine (per i motivi, già allora più disparati: la povertà innanzitutto) non avrebbero potuto mantenere. Si chiamava la “pila”, prima, la “ruota”, dopo, il meccanismo posto fuori dall’ente caritativo dove, in genere di notte protetti dal buio, si lasciava l’infante ad un destino, se ci pensiamo, migliore di altri (e questo avveniva e, avviene ancora, in molte città).

Nel momento in cui un neonato veniva affidato alla misericordia dell’ospedale di Santa Maria della Scala un frate lo accoglieva e annotava subito tutti i particolari che potevano essere utili per consentire al nuovo venuto il mantenimento della sua identità e alla famiglia di poter riconoscere, magari un giorno, il proprio congiunto.

In appositi registi si segnano, così, la data di ingresso in istituto, l’ora del ritrovamento, le caratteristiche fisiche, l’età indicativa. Si specificano, inoltre, le condizioni fisiche e si fa un inventario dettagliato delle vesti e di ogni altro oggetto che il bambino ha con sé.

 

Gli oggetti lasciati addosso agli esposti, talvolta numerosi, sono dei generi più disparati: pezze, fasce, medaglie, monete, oppure bigliettini (i cosiddetti “polizzini”) dove si può trovare indicato se il bambino è stato già battezzato, il luogo di provenienza, oppure si raccomanda a chi lo troverà di prendersi cura di lui, o, ancora, si scrive se ha già un nome.

 

I fanciulli, una volta accolti dall’ente caritativo, registrati e battezzati (se vi era l’incertezza che non avessero ricevuto il sacramento: chicchi di sale o del carbone ne indicavano appunto la mancanza) erano affidati a "balia" fino allo svezzamento che avveniva intorno ai 30 mesi di età. Le balie, generalmente esterne all’ente, venivano accuratamente scelte dall’ospedale e da questo venivano stipendiate per i mesi in cui crescevano l’esposto loro affidato.

 

E’ facile immaginare come il tasso di mortalità infantile tra gli esposti accolti nelle strutture ospedaliere fosse alto (anche il 60%), come alto era anche tra quelli che erano messi a balia. Spesso il bambino era già molto malato quando veniva lasciato a causa del freddo e dei disagi del viaggio da luoghi anche lontani. Se il bimbo resisteva ci pensavano le cattive abitudini igieniche e alimentari a fare il resto.

 

I gettatelli rimanevano totalmente a carico dell’Ospedale sino al 3° anno di età ma quell’ente si dava sempre cura di seguire il ragazzo dall’adolescenza alla giovinezza anche se, talvolta, ed almeno sino al sesto anno di età, era dato in custodia nella stessa casa della balia.

Era poi l’Ospedale ad offrire al trovatello una istruzione e quindi un mestiere i cui guadagni erano custoditi dall’ente medesimo.

Compiuto il 18° anno di età, al gettatello che desiderava lasciare l’Ospedale, venivano consegnati tutti quei guadagni del suo lavoro, accantonati, più 100 soldi, vestiario e suppellettile varia per metter su casa.

Così pure a quelle gettatele femmine che desideravano sposarsi od entrare in convento, l’istituto elargiva loro una dote di 50 lire e richiedeva anche al marito l’impegno di investire parte della dote in beni immobili.

 

La funzione di accogliere bambini abbandonati è così importante, per l’ospedale e la città, da lasciare un’impronta anche nella toponomastica cittadina.
Infatti, se fino al XVI secolo la casa delle balie si trovava in piazza del duomo, in seguito il reparto fu spostato nell’attuale Via dei Fusari, che non a caso lo stradario del 1789 denomina anche “Via delle Balie”.

Negli anni immediatamente successivi al 1601, infatti, vennero adattati alle nuove necessità alcuni edifici preesistenti di proprietà dell’ente ospedaliero posti all’imbocco di quelle strade che prenderanno il nome di “Chiasso Ripido delle Balie” (oggi Vicolo di San Girolamo) e, appunto, “strada delle Balie” (l’odierna Via dei Fusari).

 

Il Chiasso Ripido delle Balie dal 1871, quando la casa delle balie perse la sua funzione, ha assunto la denominazione di Vicolo di San Girolamo che mantiene ancora oggi (il nome proviene dalla Compagnia Laicale di San Girolamo e San Bernardino, che dagli anni Trenta del Quattrocento aveva avuto la sua sede “sotto le volte dell’ospedale”).

Anche a San Gimignano, del resto, dove esisteva un ospedale dipendente dal Santa Maria della Scala di Siena (e con funzioni simili) la pratica dell’abbandono e la conseguente accoglienza da parte dell’ente caritativo è ricordata ancora oggi dal “vicolo degli Innocenti”, nome assunto proprio dalla strada su cui sorgeva l’ospedale.
L’ospedale di Santa Maria della Scala di San Gimignano, originariamente intitolato a San Niccolò, viene fondato nel 1315 dal mercante Chiaro di Ubaldo Palmieri, proprio a beneficio dei soli bambini abbandonati (accolti in precedenza in quello di Santa Fina) anche se ben presto passa sotto l’amministrazione del Santa Maria della Scala di Siena assumendone anche il nome.

 

 

Il 22 marzo 1495, Francesco da Fruosini e sua moglie, mezzadri sul fondo delle monache di San Lorenzo all’Osservanza, prendono per il periodo di allattamento una bambina di due mesi, Lisabetta, abbandonata il giorno precedente nella pila dell’ospedale di Santa Maria della Scala.

L’ospedale senese è solito affidare i neonati alle balie esterne subito dopo il loro arrivo e, analizzando una ventina di casi, attestati tra il 2 aprile 1487 e lo stesso mese del 1496, in cui lo scrittore registra sia la data di ingresso sia quella dell’invio a balia, possiamo constatare come sei bambini vengano collocati presso una nutrice il giorno stesso della loro esposizione nella pila, altri quattro il giorno successivo e i restanti entro la settimana.
L’ospedale preferisce far allattare i propri esposti da donne conosciute quali mogli di salariati, di mezzadri, o comunque appartenenti a famiglie che intrattengono rapporti con l’ente stesso, non solo perché danno maggior affidamento, ma anche perché risultano di più agile controllo.

Una volta assegnato il neonato lo scrittore del Santa Maria annota nel libro detto delle Balie le generalità della nutrice e del marito -denominato correntemente balio-, compresi la professione e il luogo di residenza, insieme al nome del fanciullo preso dall’ospedale.

Ogni esposto ha la propria partita contabile all’interno del registro e in essa viene aperto il conto della rispettiva balia.

Di ogni nutrice si trascrivono tutti i pagamenti ricevuti fino al saldo, che non sempre coincide con il termine del baliatico (generalmente fino al terzo anno di età del bambino).

 

Maura Martellucci
Roberto Crest
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Nell’affresco sono colti due momenti dell’azione benefica svolta dall’Ospedale: la
cura dei piccoli da poco raccolti e il matrimonio di due di loro.
Le due scene, unite in un unico riquadro, sono fra le più significative ed interessanti di tutto il ciclo: immagine precisa di momenti di vita ospedaliera a Siena. E le rappresentazioni ora acquistano un sentimento più genuino che giunge a commuoverci nel piccolo particolare al centro: il Rettore ha trovato in chiesa un gittatello ed amorosamente lo affida alla balia.

 

Domenico di Bartolo - Accoglimento, educazione, crescita e nozze dei trovatelli (441-1442) Pellegrinaio, Santa Maria della Scala, Siena.

 

 

 

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