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Strabone (Strabone, nato ad Amasea verso il 58 a.C., morto tra il 21 e il 25, fu un geografo greco. Si trasferì a Roma e studiò con Tirannione, grammatico peripatetico e geografo suo compatriota. Sembra che proprio quest'ultimo, esperto di geografia, lo abbia indirizzato all'approfondimento di questo tipo di studi. Dopo molti viaggi, tornò ad Amasea, dove cominciò a redigere una Storia in 43 libri - nessuno dei quali è pervenuto fino a noi - che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere la continuazione dell'opera di Polibio. Passò poi alla compilazione di una Geografia in 17 libri, pensata come complementare dell'opera storica, che ci è pervenuta per intero, salvo alcune parti mancanti del libro VII.), nel menzionare i fiumi utilizzati per l'approvvigionamento a Roma di legna e pietre da costruzione, ricorda il Clanis, fiume sulle cui rive nascevano piante tifacee, papiri e giunchi, le cui acque formavano laghi navigabili molto ricchi di pesce, defluendo lentamente verso il Paglia e il Tevere, e che il loro apporto aveva contribuito all'alluvione di Roma del 15 d. C, suggerendo una modifica dell'assetto idrico, invertendo il corso del Clanis verso l'Arno (Tacito, Ann. I, 79), progetto non realizzato per le numerose difficoltà tecniche, l'opposizione delle municipalità e la superstitio. Ed è proprio questa parte di territorio pianeggiante e collinare, ubicato ai lati dell'antico corso del Clanis, oggi inserito nei limiti amministrativi del Comune di Sinalunga, che conobbe una notevole fioritura in età tardo orientalizzante e arcaica, testimoniata dai ritrovamenti effettuati presso Sinalunga e Bettolle, sedi di ricchi centri abitati posti sulle colline ai margini del corso del Clanis.
Geomorfologia del territorio
Il
territorio comunale di Sinalunga è situato nell'area sud-orientale
della provincia di Siena. Nel territorio di Sinalunga affiorano formazioni geologiche che vanno dal Cenozoico al Quaternario recente. Nel territorio comunale è presente il "macigno del Chianti" (Oligocene medio-Miocene Inf. 30-18 milioni di anni), costituito da una alternanza di arenarie turbiditiche e di siltiti, quarzo feldspatiche. Questo materiale denominato "pietra serena" viene utilizzato tuttora come pietra da costruzione e per i lastricati stradali di alcuni centri storici toscani. Affioramenti di Argille fissili, calcari e calcareniti, sono presenti nel margine orientale della dorsale costituita da terreni del macigno, lungo la strada che da Sinalunga conduce a Scrofìano.
Argille e argille sabbiose azzurre (Piacenziano 2-1 milioni di anni)
si trovano principalmente in prossimità della località Guazzino.
Queste argille risultano riccamente fossilifere e si presentano a
tratti con lenti di sabbia e livelli torbosi. Depositi alluvionali, costituiti da ciottolame e sabbie con limi ed argille, sono presenti lungo i principali corsi d'acqua e costituiscono la pianura alluvionale della Val di Chiana.
II clima della zona si identifica nel quadro più ampio della regione
tirrenica dove la catena appenninica ostacola l'afflusso di correnti
aeree nord-orientali.
Ritrovamenti Archeologici
Le prime notizie di scoperte archeologiche nel territorio di Sinalunga risalgono all'inizio degli anni Trenta del secolo scorso, quando venne comunicato all'Instituto di Corrispondenza Archeologica, recentemente costituito, il ritrovamento di un piccolo busto di bronzo identificato come Dioniso. L'autore della segnalazione, Pietro Capei, avvertiva che si trattava "di lavoro apparentemente etrusco, ma del cattivo stile [...] e bisogna esaminarlo bene per riconoscerlo antico", tanto che i sospetti sull'autenticità del reperto consigliarono il Capei a rifiutarne l'acquisto. Nel 1833 il naturalista Giuseppe Giuli segnalò all'Instituto una nuova scoperta avvenuta presso Bettolle, di cui venne fatto cenno nel Bullettino del 183411. Si trattava di un'anfora a figure nere della tarda produzione etrusca, mancante della parte superiore, ridotta in frammenti dagli scopritori. Il naturalista inviò all'Instituto un disegno del vaso con le scene figurate e i motivi ornamentali, invitando ad uno studio dell'oggetto Odoard Gerhard, segretario dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica.
Sinalunga La frequentazione del territorio sinalunghese durante l'età del ferro è documentata da alcune tombe a pozzetto scavate a Poggi Gialli, delle quali non essendoci alcuna indicazione circostanziata non è possibile stabilire la reale estensione della necropoli, databile, sulla base dei materiali conservati nel Museo Archeologico di Arezzo, tra la fine del IX e lo scorcio dell'VIII sec. a. C., anche se con molta probabilità queste sepolture sono da ricollegare ad un villaggio ubicato sul versante occidentale delle colline che sovrastano il corso del torrente Esse. Su questa parte della Valdichiana non sono noti materiali databili al periodo orientalizzante antico e medio, mentre sul finire del VII secolo sembra svilupparsi un insediamento piuttosto rilevante in località Le Carceri, come testimoniano i numerosi frammenti di tegole associati a quelli di ceramica di uso comune e di bucchero. Tra questi ultimi ve ne sono alcuni decorati a cilindretto, altri con semplici motivi ornamentali, altri con figure umane riconducibili ad una produzione locale influenzata da quella di Chiusi.
All'insediamento delle Carceri sono da ricollegare le sepolture a fossa contenenti fibule di bronzo scavate in località Palazzetta e le tombe, forse a camera, messe in luce in località Poggio Baldino - S. Bernardino, da dove proverrebbe, fra l'altro, un vaso di bucchero ornato con una teoria di centauri. Inoltre anfore di bucchero, una delle quali decorata a cilindretto, sono state riportate alla luce in località Amorosa e potrebbero indicare l'esistenza di un altro villaggio ubicato su uno dei rilievi collinari meno elevati, a occidente del bacino del Clanis. Altre tombe di età tardo orientalizzante sono note a Poggio Moscino, e verosimilmente sono pertinenti ad un villaggio ubicato su un importante tracciato viario che doveva collegare la zona a ovest del Clanis con i fiorenti centri dell'area orientale quali Foiano, Lucignano e Marciano. Tra la fine dell'orientalizzante e il primo arcaismo l'interesse di Chiusi per questa parte della Valdichiana sembra intensificarsi in seguito all'espansione di questo centro verso il Nord, ed in particolare verso l'area fiorentina e la valle dell'Ombrone.
Nel corso del VI sec. a. C. tutta la fascia collinare di Sinalunga sembra essere interessata da un incremento demografico piuttosto rilevante, testimoniato tra l'altro da una tomba del tipo a caditoia rinvenuta intatta nel 1981 in via degli Etruschi, contenente un ossuario di bronzo riconducibile a fabbricazione chiusina. Il fenomeno interessa anche i rilievi collinari ubicati a Est e a Nord di Sinalunga, come indicano i ritrovamenti di vasi di bucchero a Poggi Gialli e di tombe con oggetti preziosi presso Camporsi, da riferire ad un abitato posto lungo un'importante itinerario diretto ad Asciano e alla valle dell'Ombrone. Verso l'ultimo decennio della prima metà del V sec. a. C. è databile la piccola tomba di via Gramsci, struttura di forma cilindrica scavata nella roccia, con lebete bronzeo utilizzato come ossuario, munito sulla sommità del coperchio di una statuetta raffigurante Thesan che trasporta il corpo di un giovane. Nonostante le incertezze derivate dalla perdita dei materiali, la tomba risulta del tutto isolata nell'ambito delle sepolture etrusche ritrovate nella Valdichiana. Nel suo isolamento la tomba di Sinalunga sembra trovare un parallelismo con le "tombe a cubo" dell'area capuana caratterizzate da un lebete bronzeo utilizzato come cinerario, deposto in un ricettacolo scavato nella roccia. Tali sepolture pertinenti al ceto aristocratico sono caratterizzate dall'assenza di corredo ceramico. Questa circostanza, ricorrente anche nella tomba di Sinalunga, e la concomitante presenza del lebete bronzeo deposto entro un ricettacolo, può rendere verosimile l'ipotesi che la tomba sia appartenuta ad una donna dell'aristocrazia campana, la quale volle, al momento del passaggio alla vita ultra-terrena, continuare la tradizione del costume funerario della sua lontana terra e, scegliendo la raffigurazione di Thesan-Eos, perpetuare uno dei culti più sentiti in area capuana.
A giudicare dai
ritrovamenti delle tombe databili al III-II sec. a.C., messe in luce
a S.Giustino, Poggio Baldino, Camporsi e nella confinante località
La Spessa queste ultime pertinenti alle famiglie dei Leve e dei
Semi, doveva esistere in questa epoca un piccolo villaggio posto
lungo un tracciato stradale che collegava la Valdichiana con la zona
di Rapolano e di Asciano.
Testimonianze riferibili ad età tardo ellenistica sono state
individuate anche a Sud di Sinalunga, in località Amorosa, sede nel
II sec. a. C. di un piccolo edificio di culto ornato con una
decorazione fittile e con antefisse a testa di Athena, ubicato
verosimilmente a breve distanza da un itinerario che collegava la
Valdichiana con la zona di Trequanda.
Di recente le
testimonianze in Valdichiana degli Umbricii sono aumentate
con la scoperta proprio nel territorio di Torrita di Siena di due
fornaci, nelle quali venivano prodotti vasi in terra sigillata con
bolli riferibili a C. Umbricius Cordus e L.
Umbricius Hospes, forse anch'esse impiantate in terreni di
proprietà della stessa gens.
Bettolle Le più antiche testimonianze archeologiche rinvenute nel territorio di Bettolle risalgono ad età eneolitica, documentate da alcune asce ed un pugnaletto pertinenti verosimilmente a sepolture messe in luce in località Monte Maggiore. Dallo stesso luogo proviene anche un gruppo di strumenti litici, conservati nella collezione Passerini, riferibile ad un'industria povera e scarsa di tipi. Tali ritrovamenti sono l'indizio dell'esistenza di un villaggio ubicato su una collina a nord di Bettolle, che doveva sfruttare le fertili terre del fondovalle alla foce del torrente Esse nel Clanis. L'insediamento etrusco di Bettolle doveva essere più a sud rispetto a quello preistorico, occupando lo stesso sito del centro moderno; una conferma a tale ipotesi si può ricavare dalla segnalazione dello Helbig nel 1879 dell'esistenza in due distinte località, purtroppo non meglio specificate, di strutture datate ad età etrusca, oltre al ritrovamento nel 1954 di una kylix etrusca a figure rosse attribuita al pittore di Spina. Se la coppa costituisce un indizio sicuro di una frequentazione del sito di Bettolle nel IV secolo a. C, le tombe del VI sec. a. C. scavate nelle immediate vicinanze dell'attuale centro urbano testimoniano che la località era sede di un abitato già in età arcaica.
Le
tombe più antiche hanno restituito ceramiche etrusco-corinzie e vasi
di bucchero decorato a stampo da riferire a produzione chiusina;
tuttavia non si può escludere l'esistenza di botteghe locali.
A tale proposito appare significativa la concentrazione in questo territorio di alcuni grandi vasi etruschi a figure rosse uno dei quali (proveniente da Bettolle) potrebbe contribuire a rafforzare l'ipotesi della "localizzazione in quest'area di piccole fabbriche che operavano ispirandosi a modelli attici del periodo classico". La presenza di cospicue famiglie aristocratiche è testimoniata ancora nel IV sec. a. C. dalla tomba della gens heimni, imparentata per vincoli matrimoniali con la gens cilnia di Arezzo, come testimonia una bella urna bisome recante sul coperchio la coppia nuziale sul lectus genialis. Inoltre ancora nella seconda metà del secolo sono documentate ceramiche sovradipinte del Sokra Group a testimoniare i facili contatti con il mondo falisco. La ricchezza di queste famiglie derivava da un sapiente sfruttamento agricolo della fertilissima Valdichiana e verosimilmente delle stesse zone acquitrinose ricordate da Strabone per la coltivazione del papiro; ulteriore fonte di arricchimento doveva venire dalla pesca, come ricordano gli autori antichi. Ancora in età ellenistica le necropoli si collocano a poca distanza dagli itinerari, come documentato dalle tombe in località Belvedere e da quella messa in luce al Casato, con urne fittili decorate a stampo di tipo chiusino e olle cinerarie pertinenti alla famiglia dei Tite. Anche tale necropoli era posta lungo una direttrice viaria che scendeva verso il Clanis a testimoniare ancora una volta la grande importanza della navigazione fluviale, come sarà documentato dalla presenza di un naupe(gus), ovvero di un ingegnere navale o di un costruttori di navi, in una iscrizione chiusina del I secolo a. C.. |
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Situazione idrografica della Valdichiana in tre età diverse (da Piccardi) |
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Testi tratti da: Sinalunga e Bettolle - Due centri etruschi della Valdichiana |