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San Gimignano
I
rilievi collinari culminanti nel poggio del comune (624
metri) che sulla sinistra dell'Elsa, separano la media valle
di questo fiume dall'alta val d'Era costituiscono il
territorio comunale di San Gimignano. |
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La prima fase di formazione della città è da ricercarsi nel borgo cresciuto già avanti dell'XI secolo (e ben presto cinto di mura) tra Poggio della Torre, ove era la residenza del vescovo volterrano, e il Poggio di Montestaffoli, ove fu poi la rocca, sviluppandosi quindi intorno alla "plebes de Sancto Geminiano", poi elevata alla dignità di collegiata. Ben presto maturarono attriti tra il vescovo e gli uomini di San Gimignano, che sfociarono poi in aperte ostilità verso il 1130, mentre pochi anni dopo, già avanti la metà del secolo, la comunità sangimignanese si era organizzata con magistrature consolari. Cominciò allora anche la politica di autonomia di San Gimignano, in quegli anni solidale con Firenze contro i conti Guidi e in contrasto con Colle e Poggibonsi per motivi di giurisdizione territoriale. Si finì poi per trovare degli accordi: e il territorio su cui in seguito San Gimignano esercitò il proprio controllo finì per diventare quello che, salvo minime varianti, costituisce ancora la circoscrizione comunale.
Si
andava sempre più definendo l'organizzazione interna delle
strutture comunali, con la solita distinzione tra un ceto
aristocratico dominante - costituito dalla nobiltà di contado e
dalle ricche famiglie cittadine divenute tali con attività
commerciali e finanziarie, oltre che da ceti professionali
(giudici e notai) - e un più ampio strato sociale di base. I
fondamenti delle fortune mercantili di San Gimignano si erano
costituiti in partenza su una ricca agricoltura, in grado di
fornire prodotti anche specializzati e di pregio, come il croco,
assai apprezzato nel Medioevo, ma anche sulla produzione di
vino, olio, cereali e bestiame. Ciò permise alle famiglie con
possedimenti fondiari quell'accumulo di denaro necessario per
intraprendere attività finanziarie e commerciali. Tra le prime
famiglie ad emergere furono i Salvucci, poi i Gregorio, i
Pellari, i Megeri, gli Ardinghelli, a cui se ne aggiunsero
numerose altre.
La
formazione di una oligarchia aristicratico-mercantile, con le
inevitabili tensioni tra le famiglie ambiziose di emergere e in
rapporto con quanto avveniva in altre città, portò anche San
Gimignano alla spaccatura tra guelfi e ghibellini, che si acuì
intorno alla metà del XIII secolo. La seconda metà del Duecento e gli inizi del secolo successivo videro la massima espansione delle attività commerciali di San Gimignano: il teatro di queste era soprattutto l'Oriente arabo e la Sicilia, mentre sul piano regionale gli scambi avvenivano soprattutto con Pisa e Firenze. Tuttavia, verso la fine del Duecento, San Gimignano, pur svolgendo ancora una politica relativamente autonoma, risentì sempre più dell'egemonia di Firenze: e fiorentina fu la mediazione che, nei primi anni del secolo successivo, concluse una guerra condotta contro Volterra. Negli anni seguenti una serie di avvenimenti interni ebbero un effetto notevolmente destabilizzante nel governo cittadino: gli scontri insanabili tra le famiglie dei Salvucci e degli Ardinghelli, furono episodi che consentirono al governo di Firenze continue intromissioni negli affari sangimignanesi, mentre si facevano sempre più consistenti i possedimenti di cittadini fiorentini. Nel 1343, al tempo della signoria del "duca d'Atene", si ebbe una sottomissione formale verso Firenze, rinnovata nel 1345, mentre nel 1348 i fiorentini acquistavano Poggio della Torre, per arrivare al 1353, quando fu sancita la definitiva soggezione politica alla città egemone. Il comune di San Gimignano fu da allora in poi retto da un podestà di nomina fiorentina, e il territorio venne a costituire una delle tante leghe del contado fiorentino. |
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Molto spesso chi si reca a San Gimignano si ferma nei punti strategici della strada, da dove sa che è possibile scorgere, tra le nebbie azzurrine della lontananza, le famose torri medioevali. Sono queste il simbolo di San Gimignano: ne sono rimaste poche in confronto a quante ve ne erano in antico, ma il loro fascino non è cambiato. Lo sapeva anche Cosimo I quando, nel suo lavoro di riordinamento del granducato, pensò a far costruire le nuove mura al posto di quelle erette alla fine del XII secolo. Così San Gimignano è rimasta incastonata nel suo passato, con le sue strade in salita e discesa, con i suoi palazzi e le sue case medioevali. È troppo difficile descrivere la bellezza della cittadina, che deve essere perlustrata lentamente e con amore. Oltre a questo è anche dire che San Gimignano racchiude in sé una vitalità moderna, ricca di attività commerciali ed artigianali distribuite nello splendido paesaggio perfetto, dall'ampio respiro. Questo è tutto merito dei suoi abitanti, inseriti nella vita attiva di oggi senza dimenticare le loro tradizioni. |