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La storia del Palio e delle contrade è intimamente legata alla città, geograficamente divisa oggi, in diciassette parti, tante quante sono le contrade. Nel 1966 una spedizione scientifica americana scoprì sopra un colle distante da Siena circa 20 km, per antica tradizione chiamato "Poggio Civitate", le fondamenta di un tempio del VII secolo a.C. nel quale furono trovate alcune formelle in cotto raffiguranti una corsa di cavalli montati a "pelo" da fantini con elmi a cono e con nerbi per sollecitare i cavalli: in tutto e per tutto un Palio - ante litteram - corso in onore del dio patrono.
In seguito,
con l'affermazione della religione cristiana, il Palio fu dedicato a San
Bonifazio, primo patrono della città, la cui ricorrenza cadeva al tempo del
raccolto, il 5 giugno (il nome del Palio deriva da Palea, la festa del
raccolto). Soltanto dopo la battaglia di Monteaperti, avvenuta il 4 settembre 1260, le feste che, con il corteo dei ceri e dei censi il 14 agosto e il Palio il 15 agosto, festeggiavano l'indipendenza dello Stato Senese e la sua libertà sotto la protezione di Maria, furono da quel momento celebrate in onore della Maria Assunta (cui era stata consacrata la cattedrale nel 1176). Il Palio si svolgeva allora su un tracciato cittadino, da Porta Romana o Porta Camollia fino al Duomo. Le "Kontrate" partecipavano al corteo politico e religioso del 14 agosto, ma i cavalli che si disputavano il Palio non appartenevano alle contrade, ne le rappresentavano, bensì costituivano solo la giostra conclusiva delle cerimonie, il cui premio andava ai proprietari dei veloci corsieri. I nomi delle contrade si identificavano con i luoghi della città. Furono prima 36 3 poi, con l'ampliamento della stessa, diventarono 42. All'inizio del XIV secolo cambiarono i loro nomi soprattutto in seguito all'unione di due, tre e perfino quattro contrade in una sola, come nel caso del Bruco, che nel 1370 inglobò gli abitanti del territorio di San Pietro a Ovile di Sotto. Alle contrade spettavano particolari compiti civili, quali l'esazione delle tasse e la manutenzione delle rispettive strade, compiti di polizia e, in tempo di guerra, la leva di uomini in "campagne militari". Fu nel 1499 che le contrade iniziarono per proprio conto a organizzare spettacoli in concomitanza con la "festa nazionale" di Siena, il 15 agosto. All'inizio si tennero, stavolta sulla Piazza del Campo, combattimenti fra uomini e tori, oppure cacce con orsi, cinghiali, cervi, daini, volpi, lupi. Dalle cacce si passò alle gare con le bufale, che durarono fino ai primi anni del Seicento, ma già nel 1581 si svolse il primo "Palio delle Contrade" con i cavalli. Nel 1605, al Palio di agosto che si correva sempre lungo la principale strada cittadina, si aggiunse il Palio del 2 luglio, in onore della Vergine di Provenzano, rivelatasi con un prodigio nel 1594 (il Palio "alla lunga", come fu battezzato per distinguerlo da quello "alla tonda" nel Campo). Si cominciarono a tenere così due Palii: il 2 luglio si svolgeva quello in onore della Madonna di Provenzano, il 16 agosto un Palio in onore dell'Assunta, patrona della città. Il Palio alla lunga, morì nella seconda metà dell'800. Negli anni che seguirono furono introdotti alcuni cambiamenti: mentre il corteo dei ceri e dei censi sopravvisse inalterato, il corteo con il quale si apre il Palio assorbì il significato politico della mai dimenticata indipendenza. Caddero certi compiti delle contrade, di cui furono rinnovati i confini e il numero stabilito in 17 con editto del 1729 della principessa Beatrice Violante di Baviera Medici. Nei primi anni del 1900 iniziarono le carriere dell'epoca moderna del Palio, Siena stava cavalcando la strada del progresso... la seconda decade del 900 fu segnata, fino alla metà degli anni trenta, da Aldo Mantovani detto "Bubbolo", non solo perché fantino senese )vinse quattro Palii in tutto, iniziando il 16 agosto 1911 nel Drago e terminando il 16 agosto 1931 nell'Oca) ma anche per quel suo soprannome azzeccato che richiamava il temporale, il caratteraccio, il disordine, per quelle coltellate ricevute che lo portarono all'ospedale "con le budella in mano" diceva la gente (ed era vero) il 16 agosto 1919. "Palio di sangue" scrissero dietro il drappellone. L'evento paliesco del quarto decennio del novecento fu Fernando Leoni detto "Ganascia" (1933) re del nerbo. Il primo "cappotto" del secolo è per la Tartuca con Folco e Ganascia nel 1933, la sua unicità ha resistito fino al 1997. L'avvenimento suscitò all'epoca grandi entusiasmi e fu per Ganascia una stella al merito che durò tutta la vita. Negli anni cinquanta il Palio inizia a suscitare attenzioni nazionali di massa, salgono alla ribalta nomi nuovi e i cavalli diventano leggenda, come il caso della bianca Gaudenzia, conquistatasi di diritto un posto nel mito della festa. Il 1957 fu l'anno in cui per la contrada dell'Aquila corse, una donna: Rosanna Bonelli detta "Diavola", cadde al secondo giro a San Martino. Già nel 1581 aveva partecipato al Palio, Virginia Tacci detta "Villanella".
1965: Andrea
De Gortes detto "Aceto", inizia a correre e a vincere il Palio, dal 1965
al 1992 ha corso 59 volte e ha conquistato il drappellone 14 volte, superando
Angelo Meloni detto "Picino", raggiungendo per il XX secolo un
record non superabile. Un asso mangiatutto che però ha avuto la sua gavetta passando dalla Sardegna dove nacque, agli ippodromi di Roma, Napoli, Foggia, Milano e Firenze, per raggiungere poi gli onori e gli oneri nel "Campo". Negli anni che vanno dal 1970 al 1979, due sono i protagonisti principali, Aceto e Urbino l'accoppiata fantino-cavallo più forte che si possa immaginare. Negli anni Ottanta la città è in espansione, le periferie si allargano e la carenza della viabilità cittadina è fra i problemi maggiori che assorbono le energie dell'amministrazione....nel Campo, un altro fantino sardo affiora con prepotenza , Salvatore Ladu, lo chiamano "Cianchino" in rispetto al maestro "Ciancone". Fin da piccolo era andato a cavallo senza sella, non aveva soldi per comprarla....a cavallo ci sapeva star bene. Piacque al Valdimontone, arrivò secondo, con un cavalletto, dietro la Selva con nientemeno che Urbino, l'anno seguente fu lui a vincere con Urbino per la Pantera, creandosi la piattaforma per ulteriori successi...intanto spunta "Pes". Gli anni Novanta portano un cappotto nella Giraffa. Un avvenimento difficile a cogliersi nella storia del Palio, il secondo. Giuseppe Pes detto "il Pesse" centra l'obiettivo con due cavalli: "Penna Bianca" il 3 luglio e "Quarnero" il 16 agosto. "Il Pesse" fantino sardo nato ad Asciano raggiunse così il suo settimo e ottavo successo creando una parità con Salvatore Ladu detto "Cianchino". |
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"il Drappellone è in Piazza, correte cavalli esso è il vostro e nostro premio".
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Le diciassette Contrade del Palio di Siena |
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Aquila
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Bruco
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Chiocciola
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Civetta
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Drago
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Giraffa
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Istrice
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Leocorno
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Lupa
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Nicchio
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Oca
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Onda
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Pantera
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Selva
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Tartuca
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Torre
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Valdimontone
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