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Tra gli ambienti
toscani più fotografati ed ammirati, è certamente da annoverare
quell'impareggiabile paesaggio che si estende a sud di Siena, sin
oltre Pienza e San Quirico d'Orcia, definito ormai comunemente come
le Crete Senesi.
L'aspetto leggermente vallivo e le ondulazioni di questi terreni
prevalentemente argillosi che cambiano di colore al variare della
vegetazione hanno in comune una dominante cromatica unica per ogni
stagione dell'anno: le stesse ciottolose strade poderali s'integrano
appieno con queste variabilità.
Il profilo dei casolari e dei cipressi si staglia netto sullo
sfumare delle colline, lo scenario naturale si addolcisce in toni
caldi che lo sguardo accarezza senza incontrare ostacoli fino alla
linea dell’orizzonte. Sembra di trovarsi in un mare senza fine le
cui onde ti trasportano in una pace quasi irreale.
Innamorarsi delle Crete Senesi è come drogarsi, non riesci più a
liberartene.
Si può tornare cento volte nello stesso posto e ogni volta
l’immagine che avevamo conservato nella memoria si rinnova. È una
scena che varia continuamente con il mutare delle stagioni, con il
passare degli anni; un dipinto naturale in cui le tecniche grafiche
sono state abilmente tradotte in consuetudini agricole.
Se si parla strettamente di 'creta' c’è da dire che, da Siena, una
lunga fascia di terreno argilloso giunge ininterrottamente fino alle
pendici del Monte Amiata, e del Monte Cetona comprendendo, nella sua
compatta estensione, anche il corso di fiumi come l'Arbia,
l'Ombrone, l'Asso e l'Orcia. Ma stando invece alla caratterizzazione
paesaggistica consolidatasi nel tempo e nelle immagini, occorre
distinguere fra il paesaggio aspro, nudo e accidentato che si
profila di fronte le strade delle crete fra Siena, Asciano e
Chiusure e quelle inserite invece nel paesaggio dolce, che si
richiude nel bacino dell'Orcia, attraversato dalla via Cassia.
Seguendo questa antica strada lungo il tratto Buonconvento-San
Quirico, con deviazione verso Montalcino, ci si rende facilmente
conto come nella zona che corre verso occidente, compresa nel grande
arco disegnato dall'incontro dell'Orcia con l'Ombrone, si animi un
paesaggio diverso, ricco di vegetazione e di coltivazioni, che si
alternano a macchie improvvise, interrotte da vigneti e da oliveti,
sotto i quali compare inconfondibile il colore caldo del tufo o il
rosso cupo dei terreni disboscati.
Risalendo l’Orcia, corso torrentizio irregolare, dall’incontro con
l’Ombrone, attraverso il canyon spettacolare della Ripa, si giunge a
Bagno Vignoni, varcando una delle porte naturali da cui si esce o si
entra nella conca dolcissima dell'alta Val d'Orcia: un’altalena di
morbide curve che si distingue per la rapidità con cui cambiano
forme e colori.
In Val d’Orcia si attraversano dolci colline degradanti, quasi
sempre coronate da case coloniche contornate da maestosi esemplari
di cipressi, spesso arate a grosse zolle di terra rossastra o
ricoperte di prati verdi, il paesaggio è sempre movimentato da
cipressi, isolati o a filari; da boscaglie distese sulle pendici dei
colli; da qualche fazzoletto di ulivi, piccolo ma perfetto nelle sue
dimensioni.
La Val d'Orcia è sicuramente una delle zone meno deturpate dal punto
di vista urbanistico. Ai piedi dei borghi medievali vi sono sì,
spesso, gli agglomerati moderni, nati disordinatamente senza il
rispetto dovuto ai valori storici e architettonici di questi luoghi,
ma queste “note stonate” sono fortunatamente molto contenute. In
molti casi, come a Monticchiello, il “bagno di Medioevo” può essere
totale. L'integrità quasi miracolosa del borgo e la cura dei suoi
abitanti nel restauro e nel mantenimento degli edifici ne fanno una
perla di rara bellezza. |