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Castelnuovo Berardenga
II
territorio della Berardenga trasse nome dalla dinastia di un nobile
Berardo, di stirpe franca, vissuto nella seconda metà del secolo X.
Egli discendeva da Guinigi, che era stato conte di Siena tra l'867 e
F881 e aveva fondato in quegli anni un monastero femminile nel luogo
di Fontebona, oggi Abbadia Monastero. Disgregatosi l'ordinamento
pubblico carolingio e venuto meno l'ufficio dei conti cittadini, i
discendenti di Guinigi persero il titolo e il legame d'ufficio con
Siena e organizzarono il proprio potere intorno a una serie di
castelli e di villaggi, posti nella parte orientale del contado
senese, delimitata dall'Arbia e dall'Ombrone, dalle colline del
Chianti a Nord, e a Sud dal territorio delle crete ascianesi. |
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Importante
strategicamente per la sua posizione ai confini del contado, la
Berardenga fu istituita agli inizi del '300 in sede di
vicariato, e tale rimase nei decenni seguenti. Finalmente, nel
giugno del 1366, il Consiglio Generale deliberò la costruzione
di un nuovo castello nel cuore del territorio, « presso il
villaggio di Strata nel luogo detto il Poggio de' Frati».
Nasceva così Castelnuovo Berardenga, ultimo nel tempo fra i
castelli della zona, destinato a esserne il capoluogo e il
centro di maggior rilievo economico per iniziativa innovatrice
del Comune cittadino, e non — come più generalmente avveniva —
per il prolungarsi di una situazione di età signorile e
precomunale. Compiuti per buona parte entro il 1367, i lavori di
fortificazione subirono poi un rallentamento. I primi sviluppi
della comunità coincisero con una fase di generale regresso
economico del territorio. In una supplica redatta nel 1434 (dopo
la conclusione della guerra contro Firenze, la guerra per la
questione lucchese, rovinosa per tutte le parti in campo) si
denunziavano un calo della popolazione di Castelnuovo da circa
190 a circa 100 capifamiglia e un restringimento dello spazio
agricolo. |
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Le principali risorse del territorio sono legate all'agricoltura, in particolar modo alla coltivazione della vite (Chianti Classico e Chianti Putto) e dell'olivo. Presenti anche allevamenti di ovini, suini e bovini, mentre l'industria è per lo più a carattere artigianale. Da alcuni anni, gran parte dello sviluppo è basato sul turismo, con la nascita di attività agrituristiche e di ricezione alberghiera. |