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Il
Castello delle Quattro Torri, di origine medievale, è il più importante che si
conservi praticamente intatto negli immediati dintorni di Siena.
Siena: situata nel cuore della Toscana, Siena si trova al centro di un vasto paesaggio
collinare, tra le valli dell'Arbia, dell'Elsa, della Merse. Si tratta di un
ambiente naturale dai caratteri assai differenziati: a nord le colline del
Chianti, una volta tipico paesaggio della mezzadria, a sud le Crete, brulle o
destinate alla coltivazione dei cereali, ad ovest la Montagnola, prevalentemente
boscosa.
Quello che più colpisce di Siena è lo stato di conservazione dell'ambiente
medioevale. Si è mantenuta nella sua quasi totalità inalterata in maniera così
continua come meglio sarebbe difficile immaginare. Altri luoghi, forse, possono
avvicinarsi con profumo altrettanto inebriante di senso del passato, ma pochi lo
trasmettono così nelle sua interezza. Adagiata tutta raccolta su una dozzina di
colline raggruppate, Siena mostra ad ogni angolo in quale condizione di
grandezza viveva un tempo; e se molta di questa "grande maniera è ormai estinta,
l'urna che ne raccoglie le ceneri è sempre solidamente chiusa nel suo giro".
Così si esprimeva Henry James alla fine dell'Ottocento, e le sue impressioni
sono ancora in buona parte valide. E' vero che da allora varie cose sono
cambiate: la città si è espansa al di la della cinta muraria e il rapporto di
chiusura con la campagna circostante, che era pervenuto quasi inalterato fino
all'inizio del Novecento, è mutato, ma l'antico tessuto urbano della città ha
subito meno guasti di quelli che purtroppo si sono dovuti registrare nella
maggior parte dei grandi centri storici italiani.
Ben poco sappiamo delle origini di Siena.
Sporadici ritrovamenti attestano la presenza umana nella zona fino dall'Età del
Bronzo, anche se non sono sufficienti a provare un effettivo stanziamento. In
epoca etrusca appare ormai certa la presenza di un insediamento umano nei pressi
di Siena, anche se al momento non è possibile stabilire la sua ubicazione. A
giudicare dai reperti, sembra che esso abbia raggiunto la massima consistenza
nel periodo villanoviano e orientalizzante (700-500 a.C. circa), rispetto alle
epoche successive, fino alla deduzione della colonia romana. Tuttavia la
consistenza dell'insediamento etrusco di Siena, che, a giudicare dai caratteri
stilistici dei reperti rientrava nel territorio dipendente da Volterra, fu
abbastanza modesto anche al momento della massima fortuna. Forse il suo sviluppo
fu ostacolato o frenato dalla presenza del non lontano centro etrusco presso
Monteriggioni, il più importante della Valdelsa e forse anche da un altro centro
importante nella zona di Murlo.
Anche per l'epoca romana i dati sono
carenti, tanto che si discute ancora sul luogo della ubicazione della città. Gli
unici reperti accertati di questo periodo sembrano essere soltanto alcune
lapidi. Il "Corpus Inscriptionum Latinorum" ne menziona circa una
ventina, relative a Siena, le quali sembrano sufficienti a stabilire che, con
ogni probabilità, la città possedette fin dai primi tempi un suo territorio, sia
pure non ben definibile, ma indipendente dalle vicine e più potenti città,
sebbene di estensione piuttosto limitata.
Trascurando le leggende dell'origine
gallica della città e della sua fondazione ad opera di Aschio e Senio, figli di
Remo, fuggitivi da Roma, l'appellativo Julia con cui viene
contraddistinta la città nella Tabula Peutingeriana (Sena Julia) sembra
la riprova della sua origine come colonia militare di Cesare o, più
verosimilmente, dei triunviri, ed appartenente alla tribù Oufentina. E'
ricordata raramente dagli scrittori antichi: in Plinio (Colonia Senensis),
in Tolomeo (Saina) in un passo di Tacito da cui risulta che, sotto
Vespasiano, la colonia senese possedeva già un corpo di magistrati proprio.
Ma se Siena come civitas romana è
fuori discussione, non ci sono ancora dati certi sulla sua consistenza
urbanistica, oltreché sulla sua stessa ubicazione. La storiografia moderna - il
Repetti, il Carpellini, il Rossi, il Douglas ed altri - propende per una
localizzazione dell'abitato romano nella zona di Castelvecchio, la parte più
elevata dell'attuale centro storico, dove la strada che vi conduce conserva il
significativo nome di Via di Città. A sostegno di questa ipotesi sembra stare lo
stesso toponimo di Castelvecchio, chiaro ricordo di un insediamento fortificato
molto antico, che rappresenta senza dubbio il nucleo originale della città
medioevale. Pertanto, accettando, ma senza possibilità attuale di prova
assoluta, il criterio della continuità storica dell'abitato, esso dovrebbe
coincidere con la civitas romana, se non addirittura con un insediamento
precedente. Certo è che Siena non dovette avere la classica organizzazione della
città romana, come ancora è possibile individuare nei centri storici di altre
città toscane quali Lucca, Pisa, Pistoia, Firenze, e probabilmente la sua
consistenza urbanistica fu assai modesta. Nessun edificio pubblico o privato
riferibile a quel periodo della sua esistenza è venuto finora alla luce, neanche
nel perimetro di Castelvecchio, parte più alta della città presso il Duomo, che
si vuole il più antico nucleo cittadino, esistente in epoca altomedioevale.
La crescita di Siena nel Medioevo è un
fatto così vistoso da sembrare una vera e propria rifondazione rispetto alla
poca relativa importanza rivestita nell'antichità. A Siena il processo di
aggregazione in borghi avvenne in corrispondenza della via Francigena - non a
caso, Ernesto Sestan definì scherzosamente "figlia della strada" - che lambiva
la cittadella altomedioevale, scorrendo sul crinale dei colli da Camollia verso
San Martino. Questa strada, così determinante per la fortuna della "mia" città,
proveniva da nord attraverso la Valdelsa e proseguiva verso sud per la Val
d'Arbia. Un'altra strada di antica origine, forse etrusca, quella su cui è
segnalata Siena nella Tabula Peutingeriana e con andamento da est-ovest,
doveva incontrarsi in città con la via Francigena forse presso il triventum,
poi "Croce del Travaglio". L'impianto della città fu fondamentalmente
determinato dalla via Francigena, con borghi sviluppatisi lungo di essa, a nord
e a sud del punto in cui si staccava il raccordo col nucleo originale della
civitas, Castelvecchio. Siena assunse perciò quella caratteristica
conformazione ad "Y" che manterrà sempre in seguito e che farà della città uno
dei più alti esempi di quella urbanistica medioevale che Lewis Mumford definì
"urbanistica organica"; dicendo come essa "non nasce con una meta preconcetta,
ma muove di bisogno in bisogno, di occasione in occasione, attraverso una serie
di adattamenti che diventano man mano sempre più coerenti e voluti".
Dei borghi sviluppatisi lungo la via
Francigena, che verso la fine del X secolo veniva percorsa dall'arcivescovo
Sigerico di Canterbury, si hanno più consistenti notizie di quello di Camollia,
che nel 1057 è menzionato come villa e nel 1075 come burgus,
mentre è di qualche anno successivo (1082) l'accenno ad una porta che doveva far
parte di fortificazioni, ed all'inizio del XII secolo sembra che Camollia fosse
ormai incorporata nella città. Negli stessi anni cominciano ad essere
documentati in Siena i primi ospizi per l'assistenza ai viandanti della via
Francigena e nel primo decennio dell'XI secolo sorse sul poggio di San Donato il
Monastero di San Michele e alla fine dello stesso il Castello di Santa Maria,
dimostrando come ormai fosse innescato il processo di espansione della città con
un sistema di mura e di "carbonaie". Lo sviluppo di Siena avviene per addizione
di nuovi insediamenti, talora incastellati, come ad esempio il Castello di Val
di Montone, documentato dal 1084. Parallelamente all'espansione urbana è
documentata la ripresa economica che, fanno notare il Cammarosano e il Passeri,
appare incentrata sui trasferimenti di terreni con larga partecipazione degli
enti ecclesiastici, mentre nel "territorio si affermano sempre più nettamente le
signorie locali organizzate intorno ai castelli".
Anche l'episcopato senese in questo periodo
formò i suoi possedimenti di contado, come quello importante di Murlo rimasto ad
esso in feudo fino al XVIII secolo. Il vescovo a Siena raggiunse un notevole
grado di potere, anche se non è certo che abbia sostituito completamente il
conte nel governo temporale della città e del territorio diocesano. Di fatto si
può osservare una crescita dell'autorità episcopale in contrapposizione al
declino di quella comitale, anche se non appare troppo chiara la relazione tra i
due fenomeni. E' comunque certo che il vescovo è la figura determinante nella
fase di passaggio tra la vecchia organizzazione caratteristica del periodo
altomedioevale e il regime dell'autonomia comunale. La città comincia a
manifestare i primi sintomi di autonomia proprio con l'ausilio del vescovo, e
ben presto nel governo della città apparirà la presenza di consiglieri laici (i
boni homines, il vicedomino) che gli si affiancheranno nella
gestione del potere. Il primo console che sia documentato in Siena compare
all'inizio del XII secolo, mentre verso la metà dello stesso secolo appare un
dominus civitatis - forse il primo podestà? - subito dopo di nuovo dei
consoli, finché nel 1201 sembra esista già un "comune del popolo".
Parallelamente al manifestarsi delle prime
forme di organizzazione comunale si verificano i primi tentativi di Siena per il
controllo del territorio, in stretto collegamento con la chiesa locale.
Naturalmente le mire espansionistiche senesi suscitarono ben presto reazioni
ostili delle città più vicine, tra le quali si distinse Firenze ed è del 1114 il
primo scontro tra le due città. Da allora in poi le due città non persero
occasione di allearsi con chiunque avesse interessi in concorrenza con le due
opposte fazioni.
Già
agli inizi del XIV secolo si ha notizia di un "palazzo"
che, dopo alcuni passaggi di proprietà, pervenne nel 1376 alla famiglia senese
dei Bichi che, verso la metà del Quattrocento, provvide a restaurarlo. E' quello
che oggi, per la sua struttura, si conosce con il nome di Castello delle
Quattro Torri. Sorto non lontano dalla Chiesa di Santa Regina - di cui fino
ad almeno al Cinquecento ne portava il nome - rivestì, fino al tempo della
guerra di Siena, alla metà del XVI secolo, un certo interesse strategico. La
grande mole in cotto del castello si imposta su una forma quasi quadrata con
torri angolari. Il basamento è leggermente scarpato e definito da un cordone che
si ripete in alto sotto il coronamento tipicamente "alla senese" con archetti
pensili sostenuti da mensole a piramide rovescia, che si riscontra anche nella
parte alta delle torri. Di gusto senese è anche la porta di accesso , fortemente
sestiacuta e protetta da un apparato a sporgere. Suggestivo infine il piccolo
cortile con un portico su due lati, ove si diparte la scala che da accesso ai
piani superiori. |