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E'
un bel borgo medioevale pressoché intatto, di origini etrusco-romane,
nominato nei documenti del IX° secolo della Badia Amiatina di S. Salvatore
come Casale Mustìa. Nel 1213, nelle carte dell'archivio di stato di Siena,
in occasione del giuramento di fedeltà alla città di 30 capifamiglia,
compare sotto il nome di Castel Mozzo. Gli abitanti lo chiamano
semplicemente Castello. Come tutta la zona, apparteneva agli onnipresenti
Cacciaconti della Scialenga. Nel 1270 Castel Mozzo passa alla Repubblica di
Siena che, l'anno successivo, invia un magistrato giurisdicente a
rappresentarla. Nel 1354 il borgo diviene proprietà dell'Ospedale di Santa
Maria della Scala di Siena, il cui stemma ( appunto una scala) è tuttora
visibile in alcuni poderi dei dintorni. Per qualche tempo vi dominano i
Salimbeni di Tintinnano, ma nel 1470 viene acquistato dai Piccolomini che
rimangono proprietari fino al 1551, quando torna nelle mani di Siena. Dopo
la sua sconfitta da parte dei Medici di Firenze, nel 1559, Castelmuzio, come
ormai viene chiamato, è annesso al Granducato di Toscana.
Il
borgo (mt.443) è disposto sul crinale di un colle di tufo sovrastato dal
monte Lecceto (mt.598) e si affaccia sulla verde vallata della Trove. Ha la
tipica struttura medioevale del castello fortificato cinto di mura e
bastioni.
La porta conserva tuttora
i "gangari" per l'apertura e la chiusura e i piombatoi.
Nella piazza centrale sorgono gli
edifici più interessanti: la casa-torre che corrisponde
all'attuale palazzo
Fratini, restaurato e trasformato in piccolo albergo con
ristorante,
un tempo sede del giurisdicente; lo Spedale di S.Giovanni
Battista che accoglieva
orfani, anziani e poveri ai quali offriva alloggio e cibo, e provvedeva
alla dote delle ragazze prive di beni; la sede della
Confraternita della SS.
Trinità e di S. Bernardino, associazione con fini di
assistenza e beneficienza,
cui era annessa una farmacia e un ospizio di quattro letti
per i pellegrini che
percorrevano
la vicina via Francigena.
Fondata
nel 1450 e intitolata al santo che, tra
il 1405 e il 1410 tenne qui alcune delle sue celebri prediche,
la Confraternita ospita oggi un museo
d'arte sacra ricco di opere pregevoli:
una Madonna con Santi attribuita a Pietro
di Francesco degli Orioli,
attivo a Siena nella seconda metà
del 1400 nella cerchia di Matteo
di Giovanni; una Madonna
con Bambino (XIV° secolo) della scuola di
Duccio di Boninsegna; dipinti della scuola del
Beccatami, di Sano
di Pietro, Domenico Manetti, Giuliano Traballesi,
Giovampaolo Pisani; una singolare urna cineraria etrusca in terracotta
proveniente da Abbadia
Sicilie e una bella raccolta di arredi sacri. Infine, una
tavoletta attribuita a
Sano di
Pietro, con il monogramma di Cristo circondato da un sole d'oro
su fondo azzurro, da S. Bernardino
stesso donata al paese e custodita in un
tabernacolo settecentesco in oro e
smalto. Nella chiesa-oratorio si trova una
tavola di Giovanni di
Paolo, del 1450 circa, raffigurante S. Bernardino.
E’
facilmente ricostruibile il tracciato delle mura, di cui si sono conservati
vari tratti, il più delle volte sui basamenti delle case costruitevi sopra,
comunque spesso mal leggibili; verso sud-ovest si vedono anche sporgere due
torrioni quadrati, uno dei quali molto sbassato. Accanto all’attuale arco
d'ingresso al paese è una torre intonacata, nella quale affiora,
perpendicolare alle mura, un grande arco in mattoni, sormontato da due
mensole in pietra di probabili piombatoi e che sembrerebbe la porta
originaria. Nessuna traccia di altre porte. Un ricordo del castello può
essere nella disposizione a semicerchio delle antiche case di vicolo Costel
Mozzo. |