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Il
castello di Bibbiano domina l'alta valle
dell'Ombrone a poca distanza da Buonconvento.
Buonconvento: il nome latino di questo delizioso
centro della Val d'Arbia era "Bonus Conventus", a significare la buona
convivenza degli uomini che si stabilirono in questo fertile territorio,
generoso per la qualità dei terreni di fondo valle e per le acque
dell'Ombrone, che conferisce ricchezza a tutta la zona insieme all'altro
fiume, l'Arbia, che dà il nome alla valle. Il primo documento che ricorda
Buonconvento è del 1192 anche se l'insediamento è più antico, di origine
etrusca e romana. La fioritura economica e civile di Buonconvento è dovuta
anche alla sua posizione strategica, su quella grande strada di collegamento
medievale che fu la via Francigena. Nei secoli, il luogo fu al centro di
pellegrinaggi verso Roma, di traffici e di scorrerie dei nemici della
Repubblica di Siena, che spesso lo attraversarono e lo distrussero. Il
territorio di Buonconvento è immerso nel contesto di un paesaggio splendido
che offre ottime occasioni per un turismo di qualità in una terra a
vocazione agricola, con una pianura delimitata dell'andamento ondulato di
piccole colline, culture e boschi, cipressi, grano, viti e olivi.
L'insediamento fortificato di Bibbiano è presente in
loco almeno dall'850, proprietà del conte longobardo Guinigi di Reghinari,
legato imperiale al tempo di Ludovico II. Il nome Bibbiano deriva da
'Bibbio' (in latino bibianum), uccello acquatico simile all'anatra
del quale erano ricche queste terre chiamato anche Fischione.
Proprietà dei Guiglieschi, nel 1051 l'imperatore Arrigo
III lo consegnò alla protezione dell'Abbazia di Sant'Antimo. Poi Bibbiano
passò ai conti Cacciaconti che nel 1197 lo donarono alla Repubblica
Senese che provvide al rinforzamento delle strutture. Ulteriori aggiunte e
restauri furono portati avanti nel 1338 e nel 1400.
Nonostante sia stato usato più come residenza che come
fortilizio, Bibbiano si presenta ancora oggi nel suo fiero aspetto di
castello medievale, un massiccio quadrilatero cinto da fossato, la porta
principale dotata di ponte levatoio, due cinte murarie con feritoie,
camminamento di ronda e gran parte della merlatura guelfa intatta, due
torrette d'angolo con apparato difensivo a sporgere su beccatelli in pietra
(entrambe sul fronte occidentale, una integra e una scomparsa), mastio
centrale (la cui sommità è stata ricostruita dopo il terremoto del 1909 e
dotata di tetto appoggiato sulla esistente merlatura). |