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Prof. Ezio Marchi |
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Nel necrologio comparso in onore della sua morte su "Il Coltivatore" si legge: ...si addottorò in zooiatria...fu chiamato ad insegnare zootecnica nell'istituto agrario "Vegni"...nel 1889. Nominato Veterinario Condotto a Sinalunga dal 1892 al 94, continuò l'insegnamento lasciando la condotta 1894 al 1897. Vinse il concorso, per esami e per titoli, per la cattedra di professore straordinario di zootecnia e igiene nella R. Scuola veterinaria di Torino (1897), ma non accettò il posto. Fu incaricato di tale insegnamento nell'Istituto Agrario Sperimentale e nell'Università di Perugia dal 1897...". E' importante sottolineare che la cattedra di Perugia nasce con Ezio Marchi, essendo lui il primo professore di tale disciplina presso la Facoltà di Agraria: come riporta "Cento anni della Facoltà di Agraria" (Perugia, 1996) pubblicato per il centenario. Grazie alla sua attività di ricerca pubblicò numerosi testi scientifici..."ricordiamo...l'Ornitotecnica stampato da Vallardi e Il Maiale stampato dall'Hoepli. In tutti i suoi scritti si rivela zootecnico dottissimo, dalle vedute ampie, moderne, aperte, e guidato sempre da un concetto di alta e sana filosofia naturale. Era ritenuto da tutti uno dei primi zootecnici d'Italia" (da "Il Coltivatore", 2 agosto 1908); studiò assiduamente numerose specie zootecniche, dedicando molto del suo lavoro alla ricerca e al miglioramento genetico della razza autoctona chianina, come testimoniato dalle numerose pubblicazioni : "Il rachitismo congenito della razza bovina di Val di Chiana" (1888), "La razza bovina di Val di Chiana e la sua varietà" (1895), "Appunti sull'origine della razza bovina di Val di Chiana" (1906); infine "Zootecnia" all'interno dell'Enciclopedia Agraria, rimasta incompiuta per la prematura morte del professore. Ezio Marchi fu una persona poliedrica, ricca di interessi e di gran tempra, come descrive il Prof. Vacchetta in "Estratto dal Nuovo Ercolani", Pisa 1908: ..."...all'Università di Pisa...Ezio si fece tosto rimarcare sia per persona alta, snella, magra, sbarbata, sia per la sua indole irrequieta ma ottima, per il carattere libero, indipendente, ribelle ad ogni sopruso, sia per il suo ingegno vivace, colto, avido di sapere, e molto serio...si constatava in lui un'antitesi marcatissima tra lo studioso, assiduo, lavoratore, ricercatore instancabile...e lo studente chiassoso e irrequieto...". Lavorò anche nella colonia italiana in Eritrea, incaricato dal Ministero dell'Agricoltura; pubblicò l'opera "Studi sulla pastorizia della Colonia Eritrea", (Firenze, 1910, Biblioteca Agraria Coloniale) ed articoli sulla rivista "L'Agricoltura Coloniale" (marzo-giugno 1909), dai quali si evince come lo scopo pratico dell'attività di ricerca fosse quello di far gravare meno il peso economico della colonia sullo Stato Italiano. La sua attività di studio si accompagnò dunque sempre al lavoro sul campo, valendogli l'appellativo di "scientifico e pratico". Queste motivazioni morali e culturali portarono Ezio verso la politica; già ai tempi dell'Università a Pisa si delinea la sua formazione. La prima tessera del Partito che è giunta fino a noi risale al 1894, quando Ezio aveva 25 anni. Il 30 maggio 1897, appena ventottenne, Ezio partecipò al V Congresso regionale Toscano del PSI in qualità di "Delegato del Circolo Carlo Marx di Bettolle". Fu eletto Consigliere Provinciale di Siena nel 1907 per il Partito Socialista; pur trovandosi in Africa accettò l'incarico, come comunicò nella "lettera aperta" del 17 agosto 1907 agli elettori del Mandamento di Sinalunga. Era già stato indicato dalle Sezioni Locali quale candidato del collegio di Montalcino per le politiche e, se la morte non lo avesse colto prematuramente,"...sarebbe stato alla Camera il primo e valoroso rappresentante della classe veterinaria." (Giustizia Socialista del 27 giugno 1908)
Il consenso della gente risiede sicuramente nel fatto che Ezio Marchi abbracciò una politica intesa come mezzo per migliorare le condizioni economico-sociali del suo paese attraverso l'ammodernamento di agricoltura e zootecnia: " Gli animali che noi alleviamo non sono che altrettante macchine...Chiamati a regolare il movimento e la produttività di queste macchine, nostro primo intento è di perfezionarle, ottenere il massimo prodotto col minimo dispendio. Se il foraggio è il combustibile...dobbiamo cercare quegli animali che meglio lo trasformano in carne, in latte, in movimento...Il benessere della società si deve conseguire col miglioramento dell'alimentazione umana..." (relazione del concorso a premi per gli animali bovini tenutosi ad Anghiari, 30 giugno 1831) L'impegno politico fu sempre dettato da ideali di giustizia sociale: infatti il "Partito Socialista dei Lavoratori Italiani" ricercò più volte la sua figura per avere il consenso del popolo, da cui Marchi era benvoluto. "Il ciclone del 25 agosto" è il ricordo di un uragano violentissimo che colpì la Toscana nel 1890; dal momento che la Valdichiana e Bettolle furono particolarmente interessate, Ezio Marchi pubblicò questo testo commemorativo; dopo aver descritto l'accaduto, conclude con una brillante esortazione agli agricoltori: "...Agricoltori! Spalancate gli occhi!...Non vi lasciate sedurre da chi sotto l'aspetto di professione politica uguale alla nostra vi sfrutta o vi lascia impunemente sfruttare. Considerate l'uomo prima che la politica....Siamo alle elezioni politiche. Pensiamoci.". (20 settembre 1890)
Convinto del resto dell'utilità sociale della zootecnia scriveva in una delle sue ultime conferenze "In tutti i tempi, in tutti i luoghi la miseria e la floridezza del bestiame fu ed è correlata alla miseria ed alla floridezza dei popoli. I popoli ricchi e forti ebbero ed hanno bestiame ben nutrito e fruttifero e tale diverrà anche nell'Italia nostra ... quando elevato il popolo e debellato l'affarismo, l'Italia avrà conquistata l'agiatezza economica delle altre nazioni civili" (Ezio Marchi - Commemorazione popolare tenuta in Bettolle il 25 luglio 1909 dal Prof. Carlo Pucci) Nell'aprile del 1908 Ezio Marchi era all'apice della sua carriera; aveva accettato di ricoprire la cattedra do zootecnia alla Scuola Veterinaria dell'Università di Bologna e stava scrivendo la sezione su "La Zootecnia speciale" in corso di pubblicazione nella Nuova Enciclopedia Agraria Italiana. Durante questo periodo il Prof. Marchi venne colto da una malattia che i medici non riuscirono a diagnosticare: da un acuto dolore all'orecchio destro le sue condizioni di salute si aggravarono progressivamente; Ezio Marchi, nonostante l'estremo tentativo di sottoporsi ad un'operazione a Firenze, morì pochi giorni dopo l'intervento. A soli 39 anni pertanto, il 25 luglio 1908, il Prof. Marchi si spegneva colpito da meningite purulenta conseguente ad otite lasciando il padre, la moglie Pia e le figlie Ada e Gina alle quali rivolgeva spesso il suo pensiero. I funerali si svolsero con rito civile a Bettolle, suo paese natale, il 27 luglio 1908 alla presenza dei suoi cari , delle autorità comunali, delle varie rappresentanze, della cittadinanza e di tutti coloro che lo avevano conosciuto ed ammirato.
All'indomani della morte del Professore, a Bettolle venne costituito un comitato in suo onore, il "Comitato Pro-ricordo Ezio Marchi"; lo scopo era quello di riunire quanti in vita lo avevano stimato, di farlo ricordare dai posteri e di lasciare un segno tangibile del suo operato. Il 2 ottobre del 1911 venne infatti inaugurato nella Piazza Vittorio Emanuele "...il monumento che ricorda un suo illustre figlio, rapito anzi tempo alle speranze della scienza e della famiglia.". (da La Nazione del 03 ottobre 1911).
Tutt'oggi possiamo ammirare questo monumento nella piazza di Bettolle, a testimonianza del fatto che la sua opera scientifica ed il suo valore non sono stati dimenticati.
Il Testo è tratto da un contributo del Dott. Riccardo Terrosi Circolo Culturale "Ezio Marchi" Bettolle (SI)
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